Ritrovati i diari di Rosenberg, vate del nazismo

Pubblicato su L’Unione sarda il 18 giugno 2013
“Ieri ho fatto redigere un comunicato da inoltrare a Russia, Stati Uniti e Inghilterra. Nel caso questo assassinio di massa continui (il bombardamento delle citta tedesche, ndr) la Germania in risposta punirà gli ebrei dell’Europa centrale”. La stagione degli olocausti si presenta in tutta la sua tragica ambiguità nelle poche righe tradotte dal diario di Alfred Rosenberg. Le 400 pagine inedite raccontano gli anni 1936-1944. I fascicoli manoscritti sono stati presentati a Wilmington, Delaware, da John Morton, direttore dell’ ICE, l’Immigration and Custom Enforcement.
La carriera totalitaria di Rosenberg comincia a Monaco, nel 1918, con la frequentazione del la società segreta “Thule”, un ricettacolo di perversioni storiche, razziali e teosofiche dove viene allevato il piccolo partito nazionalsocialista. Presente al Putsch di Monaco del ’23, deputato nel ’30, Rosenberg diventa il vate della religione nazista, dettata poi compiutamente nel volume “Il mito del XX secolo”. Qui un “leviatano” fatto dalla depravazione di Gobineau, Wagner e Nietzsche dimostra senza possibilità di replica la superiorità ariana e il destino millenario del Reich. La speculazione non vieta a Rosenberg di diventare Ministro dei territori occupati, mansione che declina nella razzia d’opere d’arte e nell’organizzazione fordista dello sterminio. La sua solerzia viene premiata con un posto in prima fila a Norimberga e un cappio al collo, il 16 ottobre 1946.
A Norimberga comincia la storia carsica del diario, trafugato da Robert M.W Kempner, avvocato tedesco di origini ebraiche riparato negli States negli anni ’30 e riapparso al processo come pubblico ministero. La morte di Kempner, nel 1993, scatena una battaglia legale fra i figli, una zelante segretaria, un’agenzia di raccolta rifiuti e il museo dell’Olocausto di Washington. Migliaia di documenti mancano all’appello quando dopo 10 anni di alterchi gli investigatori del museo accedono agli archivi di Kempner. Alcuni verranno ritrovati a casa della vecchia segretaria, altri in compagnia dell’accademico Herbert Richardson, impiegato in una piccola casa editrice a Lewiston, New York. Ma è stata necessaria un’altra decade perché, in aprile, gli investigatori del museo e dell’ICE incastrassero il capriccioso Richardson: i diari, ottenuti dalla fedele segretaria di Kempner, lo avevano seguito nei suoi alloggi di Buffalo, Delaware.
“La scoperta permetterà agli studiosi di approfondire la politica dell’élite nazista e l’amministrazione dei territori occupati nell’est Europa ”, ha affermato Gerhard Weinberg, fra i massimi studiosi americani del nazismo. Il minuzioso corsivo di Rosenberg attende la traduzione dentro quattro hollywoodiani scatoloni marchiati dalla scritta “evidence”, che nelle immagini della conferenza stampa dedicata alla refurtiva sono sempre stati accompagnati dall’effigie di un’aquila. Americana, naturalmente.
Luca Foschi



