
Insomma ci ho dato due baci a Yunis, uno sguardo di ferrea fraternita’, di quelli inchiodati nell’iride che fanno bene al cuore ed al testosterone, che parevamo pronipoti di Clint Eastwood e Lee Van Cleef solo che non siamo mica belli ne’ brutti ne’ cattivi ma solo due ciarlatani, uno che si deve salvare le chiappe e l’altro che per una buona storia venderebbe le ossa di tutti gli avi con bara, loculo e portalume di rame. Uno zingaraccio della peggior risma.
Insomma mi rifaccio la strada verso casa tutto imbambolato. Che sai Sancio, me ne fotte mica uno sputo a me dei crimini dei babbuini civili. M’infervoro mica. Manco mi sdegno. Ci ho del sangue di rettile nei torrentelli delle vene. Sara’ che se guardi bene, dico se guardi davvero, dico se per una volta, per sbaglio, fai una sommetta, tipo degli ultimi 5000 anni, un pastrocchio, fai che hai una tempera per ogni schifezza fatta dagli uomini ed un’altra per tutte le azioni belle luminose gagliarde sempiterne: che ti viene fuori? Telo dico io, un grigiazzo immortale ti viene fuori, una crosta ignobile che e’ lo scazzo di dio per chi ci crede per me, guarda, a conti fatti, e’ solo che siamo dei macachi ammansiti dai millenni e niente di piu’. Ma c’e una cosa che non riesco proprio a sopportare e mi fa andare in ciampanelle peggio che Trapattoni con Strunz a Monaco: la violenza sulle pupe.
Dico io, hai mai visto Sancio, anche solo un principio di violenza? Io si, me lo hanno fatto sorbire live in metropolitana che un altro po’ ci cacavo pure nelle orbite allo stronzo ubriaco che si spitonava intorno alla signorina. Bella fica per carita’, me la ricordo ancora. Dico, io sono il primo a fare capriole sadomaso pure cogli zerbini, nell’immaginazione. Ma il punto e’ proprio questo, quella sottilissima linea, rossa dicono alcuni, oltrepassata la quale ci mostriamo spolverati da tutte le cazzate con cui i grilli parlanti dell’umanita’ ci stritolano i maroni da sempre. Lasciano un attimo la presa, quando abbiamo due pinte in corpo, ed eccolo la’, il verme umano. Cioe’ due bicchieroni di Kronenburg ghiacciata ti accopano Omero, Sofocle, Cicerone, Dante, Shakespeare, Spinoza, Madre Teresa, la Madonna e la mamma della Madonna, il povero Cristo, Kant, Tommasi al minimo salariale, Gramsci, Majakovsky, la mamma di Dumbo, la fata turchina, isoldatinell trinceechescrivonoprimadellasortita, Maometto, Berlinguer, Churchill, Cioran, Platone, Pluto che piu’ buono di lui non c’e ne’, Topolino, Proserpina, Anna Frank, Seneca, Faber, Fellini, la Masina, Fossati tutte le mamme mentre nella pena vi scodellano e chi piu’ ne ha piu ne metta. Stronzo chi prolifera il mito che dopo Aushwitz non possa esistere poesia ne’ storia: l’umanita’ muore miliardi di volte al minuto. E rinasce miliardi di volte al minuto.
Tutto il resto e’ la politica diplomatica di Fonzie, di mamma Cunningham e del terribile novecento che persevera soffrigge malcelato nella bile del nuovo secolo.
Per dirti Sancio che mi faceva un po’ schifo a me questo affare di Yunis. Lui dice che avevan chiavato consensualmente e che la sgualdrina aveva poi conservato le lenzuola sozze di sbobba e chiamato i bobbies e avviato tutto l’ambaradan giusto perche’ lui era un arabo ottuso ed un errore dell’esistenza sua che voleva correggere con un impiegato inglese senza accento da venditore di pollo fritto alla stazione della metro. Che non fa una piega, per carita’. Pero’ le pupe non si toccano, e nemmeno i bambini. I macachi invece possono andare a farsi fottere sotto i cannoni. Se lo meritano per i secoli dei secoli amen.
Quindi io a Yunis non ci mando manco 20 sterline che soldi ne ho pochi e poi mi dimentico anzi rimuovo. Ma lui non demorde. Mi chiama, qualche giorno prima dell’udienza preliminare:
“Ciao amigo, come va la vita?”
“Bene Yunis…come stai tu! Scusa se non ti ho chiamato, sono stato molto impegnato…”
“Non ti preoccupare amigo. Ascolta, ho una cortesia da chiederti. Il mio avvocato mi ha detto che se tu garantisci per me, cioe’ che se io ho domicilio a casa tua, poi posso uscire in attesa che organizzino tutto il bordello del processo. Devi solo autorizzarmi a dare i tuoi dati qui in carcere.”
“Mmmmmmmmm….uaglio’ non credo sia il caso…voio di’…non me la sento di garantire…poi non ti posso ospitare…sono mortificato Yunis….ma….non ti posso aiutare. Pero guarda stasera ti faccio avere i soldi eh! Eh!Eh! Puoi provare a chiedere all’amico tuo Mohamed…io mica me la sento, sorry…”
E’ naturale che non gli ho inviato un centesimo. Ma sono andato all’udienza preliminare, alla corte della corona, come la chiamano la’, il mattatoio della teppa.
E nell’anticamera della court n 4 me ne sto ad ascoltare gli arzigogoli dei dotti medici e sapienti con Pinocchio che ti arriva da un momento all’altro. Il cavvilletto di giu’ i commi di qua, le sentenze di la’ e manco un odore, dico nemmeno una puzza, una folata di dopobarba o di grassa crema nutriente: questi imparruccati cicisbei non sanno di nulla. Io sto la’ tutto il tempo ad annusarli. Niente. La prima volta che entravo in un tribunale, Sancio. Ti scrissi, quel giorno. Si, perche poi entriamo e tempi e modi vengono stabiliti con poche interruzioni dal giudice, che con voce di chi spiega al figlio la tabellina del tre snocciola tutti gli arrangiamenti tutti i provvedimenti tutti gli incartamenti. Il problema e’ penetrazione vaginale ma bisogna attendere fine Luglio per i risultati degli esami sulle lenzuola. E Yunis se ne sta la’, dietro il vetro di protezione, col birro carcerario che gli poggia il pappo sulla schiena e non ci capisce una mazza di cio’ che dice il giudice e di come il magistrato si oppone e di come il suo penalista lo difende. Penso di aver per la prima volta sentito lo Stato, a trentanni. E mi ha dato sicurezza e mi ha grattato il palato amaro e scrosciato un reflusso nello scroto, tutte quelle parrucche tutta questa legge i tangheri fuori che si preparano nei cantucci insonorizzati coll’avvocato della mutua, tutti asiatici africani neri rumeni polacchi i bianchi e’ sempre un caso giudicano e basta ma ripeto e’ solo un caso. E ho visto la solitudine negli occhi fermi di Yunis. Ci aveva la dignita’ in quelle olivacce ipnotiche. Mi ha notato solo quando il birro lo ha sgrullato per dirigerlo fuori dalla teca di vetro. Sorride, strizza l’occhio. Every thing’s gonna be all right gli leggo nelle labbra di cenere. Mi vuole rassicurare. Ed e’ la seconda volta che mi commuove questo stronzaccio. Si, perche’ ci vuole stomaco a fare i gaglioffi quando la tua vita si sta per trasformare per ventanni in una latrina dove pure le sgommate di merda ti sembrano avere pomeriggi piu’ interessanti dei tuoi.
Ma comunque mi dura poco. Questo sublime sentimento prometeico del cazzaro contro l’ingiustizia sempiterna, intendo. Torno alle mie cose. La data del processo, il 1 Agosto, si avvicina. Casca di martedi’, credo. Venerdi’ mi squilla il telefono:
“Amigo!”
“Yunis…”
“Ho poco credito amigo. Devi farmi una cortesia fratello.”
Eccola. “Dimmi, ti ascolto.”
“Ora ti do gli estremi della mia posta elettronica. Una volta entrato devi trovare la mail con cui l’HR della tua compagnia mi ha fissato il giorno di prova. Fanne una copia e consegnalo al mio penalista, prima dell’udienza. E’ il mio alibi. Puoi farlo per me?”
“Ehmmmm…Yunis…veramente….ok ok ok. Il processo? Martedi’?”
“Si amigo. Grazie, Allah ti benedica, scusa mi sta finendo il credito ciao.”
La trovo sta benedetta mail. Lui naturalmente al carcere non ha accesso al web.
Ma stavo studiando legge per il master in quel periodo, fresco fresco, e sta roba qui mi puzzava di Contempt of Court, che sarebbe che stai impedendo il naturale processo della giustizia. Due anni di gattabuia per il sottoscritto, per intenderci. Allora chiedo al mio coinquilino nigeriano, che lui e’ al terzo anno di giurisprudenza. La risposta?
“Stay away from this stuff, man.”
Ma non e’ finita. Due giorni dopo mi chiama il suo sollicitor, l’avvocato civilista che prepara le scartoffie per poi passarle al penalista imparruccato. Anche lui mi fa le stesse domande, sull’alibi. Io ci dico che cosa Yunis mi ha chiesto di fare. La risposta?
“I would suggest to leave all the activities to our team, sir. We shall contact you if your help came to be necessary.” Una maniera elegante per dirmi di farmi i cazzi miei. Quindi non stampo e non consegno. Ma mi presento in corte, il primo di Agosto. Buca. La data e’ solo indicativa della sessione. Il processo potrebbe aver luogo qualsiasi giorno della settimana. Male, perche’ io devo tornare in Sardegna per le vacanze, Sancio, quei venti giorni che mica me li scordo, Governatore. Poi ne riparliamo.
In campeggio, mentre inzuppo gli abbracci nel caffe’ vedo il facino smegafonante di Yunis sui connessi Facebook.
“Not guilty man.” Assolto. Il fatto non sussiste. Che puttane, le donne, Sancio. Un po’ di cannonate farebbero bene pure a loro. Voleva infilarlo in galera per levarsi di mezzo quella notte in cui si fece tre orgasmi sotto la luna panciuta di Sharm e gli stecchi nodosi di Yunis. Il sadismo femminile ha massa d’attivazione piu’ estesa. Ma se gli ingranaggi si scrostano e girano vengono fuori aborti veri e propri, gli antonimi della vita. Ci covano anche la morte in un cantuccio dell’utero, le donne.
“Yunis e’ fantastico! Una nuova vita! Yunis!Libero!”
“Si si amigo. Ora volto pagina, Lavoro lavoro e liberta’. Oh amigo…voglio ringraziarti per tutto cio’ che hai fatto. Tu come stai? La tua donna? Riconquistata? Attenzione amigo…il mare?Fai un tuffo anche per me! Saluta tutti a casa! Ciao Amigo! Libia Orra!”
Nei dieci giorni d’inferno che sono stati i preparativi per il ritorno stabile in Sardegna l’ho mica visto. A mala pena mi alzavo dal letto, Sancio. M’ero smunto che pure ci somigliavo, a Yunis. Ho sentito i ragazzi del ristorante. Masaniello dice che e’ venuto a cercarmi. E’ sparito da Facebook. Inghiottito dall’olimpico brusio di Londra.
Certe abitudini sono dure a morire. Per me la giornata comincia con BBC world service, alla radio. E proprio la settimana scorsa, qualche giorno dopo l’esecuzione di Gheddafi, il reporter raccoglieva interviste per le strade di Sirte riconquistata:
“Questo e’ un grande giorno per la Libia e per tutti i popoli arabi. Ora sara’ la volota’ di Allah. Il sangue e’ stato versato come sabbia da una mano. Ora nel deserto crescera’ il fiore della rivoluzione, amigo.”
Mi piace pensare che fosse lui, Sancio. La storia di uomo. Che cosa grandiosa, avere un minuto per essere gli altri. Le parole, o meglio, il silenzio.
Spero si sia fatto un cannone infinito come il cielo stellato quella notte, il vapore che s’inchiostra sul deserto, quando lo stupro della luce risparmia solo scorpioni, serpenti e timidi ciuffi di sterpaglie. Sterpaglie che resistono, che persistono, vizze, orribili, scarabocchi nell’orizzonte liquefatto. Sterpaglie che resistono nella solitudine della natura.
Ma basta piagnistei.
Che Allah ti protegga, Amigo.
Lavati quei piedacci stronzi,
Luca.


