Lettere a Sancio Panza

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June 2011

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Tango in Stratford Station.

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Egregio Sancio Governatore d’Isole,

 un rovescio d’acqua e d’ombre nel dolore di questo Giugno liquido, a soqquadro le foglie i comignoli le vene i sanguinacci si contorcono il sangue si ribella si! Non c’e cuore non c’e’ cuore non c’e’ cuore, che tenga, o spompi le biologie in avanti, no! Gli spazi della terra sono andati, via! Le piogge dei tempi hanno smussato raschiato leccato le cortine degli oggetti delle genti dei pensieri,ah! Ed ora e’ solo tango, un tango immenso, universale, lo vedi anche tu, lo vedono tutti, e’ sulla bocca di tutti, la bocca che sdiaframma e’ un lascito d’eterno piacere, gl’allucci che affondano tutte le pozzanghere della terra, un prillare si solleva, goccia dopo goccia inzacchera le gambe i ginocchi le inserzioni dei femori una scarica rorida si dipana nel sesso, converge, un’esplosione di calore il sangue non si muove non si muove non si muove, sospeso, scricchiano i budelli sgracchiano le coste! E’ un’esplosione di gabbie! Miliardi di Uomini! Volano! Col torace divelto! S’avvitano! Sbrodolano di piacere in questo teatro delle frattaglie sgioianti! Dissanguinanti muovonsi passi affilati come orde di sciabole arabescate stagliuzzano i compagni danzanti, li amano, li amano, la comunione e’ raggiunta! Tutto uno sfrusciarsi di cosce sui clitoridi! Velluti ionizzati come sismici bisbigli! Si regalano dolori di infimo calibro, carezze orgasmiche! Torture impercettibili al tatto! Ma l’anima, l’anima e’ libera prima che questo passo finale venga a piegarci, avremo il seno in fiamme, i capezzoli accesi come supernove, sara’ un abbraccio suicida l’ultimo fremito di piacere, saranno cento versi di cento poeti l’ultima parola del genere umano, l’ultima goccia di veleno, l’ultima posa prima che il cielo riappaia, le nuvole prendano il loro corso lutulento, i corpi si ricompongano, i pensieri s’agghiaccino, il sangue si sdisglutini e le case siano ancora case e le foglie foglie in questo dolore di liquido Giugno…

 …E allora vieni qua dolce Sancio, dammi la mano, dammi la mano che si va, si torna in quell’eterno brillare, io l’ho visto, so dove si trova, e’ ovunque…e l’Ovunque resiste come l’Ognuno…ma io ho il biglietto…la morte me l’ha dato in cambio dei miei anni e dei bottoni del tuo vestito a fiori…vieni Sancio, dammi la mano…poggia il tuo petto sul mio, sfiorami le labbra con le labbra parlami del silenzio, negl’occhi versami i mari del sud e le tempeste estive, che qui c’e solo pioggia, la pioggia verticale delle notti di cemento, dei tuoi passi nei tuorli di luce dei lampioni…mai…mai…mai…mai uomo fu perfetto come io sono, come io sono nel grembo delle tue solitudini…e allora…flettiamo l’immortale perfezione del marmo, per un attimo, per un attimo si…versami il mare negl’occhi, versami il mare negl’occhi…si comincia….

 …infiammato dalla coca il bullo rovista i passeggeri come ordinate carte di cioccolata sui banconi, dice che va a fottersi l’intera metropoli, sindaco birri strade tombini avvocati capitani d’industria postiglioni immigrati fiche profumate fiche lercie, se ne fotte lui! Tutti che guatano la punta delle scarpe il terrore l’imbarazzo la stanchezza! Ma scivolano le porte  l’aria e’ un’alitata fredda un piovasco fosforico, tuttinfila! Il mariuolo s’immerge nel gregge lascia una scia di deoderante alcoolico gl’incisivi stuprano la gomma americana, lui rimbalza nel mucchio di polpe spente, ha un desiderio profondo d’aggressione che gli scoperchia le unghie le scapole sono un crampo pronto ad esplodere, le nari-ci, le nari-ci, le nari-ci…aaaaahhhhh!Le narici condottifuribondidovelanimadiplutonioespelledemonigassosi! Si! Mpf! Mpf! Mpf! Le nari-ci! Sgnac! Sgnam! RRrrrrrrrrrr!

 Andiamo! Seguiamolo Sancio! Si tuffa nel condotto che porta alle barriere! Ah che gloria! Scaracchia in un tremito salivare! Ooooopla’! Lei evita i catarri in una giravolta, traballa il sarcofago che porta sulla groppa! Un contrabbasso monumentale….le sue mani Sancio, le vedi anche tu?! Fusi di carta velina dove le unghie son dipinte! Un essere gentile,trasparente…di quelle magrezze di bassoventre rigonfio…stitica poraccia! Ma che arte! Che flessuosi grassi parossismi viaggiano sui polpastrelli! Un lavoro partime per continuare a sognare…le generazioni le hanno lasciato solo dei denti giallini…ma non abbiamo tempo, non abbiamo tempo Sancio! Svirgola…ecco! Avvinghiami l’incavo del ginocchio sui lombi! Cosi! E guarda la’! Nella vetrina del pakistano i tremmezzini s’afflosciano come in una tela di Dali! I gamberetti sgocciolano dai lati! Il prosciutto s’e’ ingiallito ch’e’ na bellezza! Come i fogli di giornale stracotti dal sole! Qui no, qui invece svolazzano che alle barriere un vento di buriana stropiccia le notizie della sera…

…pene piu’ severe per chi offende di lama! La vedova di Eliot partecipa alla campagna di alfabetizzazione dei bimbi londinesi! Marmocchi illetterati! Il peso della massa sulle strutture scolastiche! Che tonfo! La Middleton ha scritto agli organizzatori di Wimbledon per dire che a le ci piace! Il tennis! Quella checca di Murray passa il primo turno dopo un sofferto primo set! Meno male c’e il coperchio sul centrale! Co sta pioggia! Solo 80 milioni di banane! I prati inglesi vanno protetti…Non lontano da qui un 60enne ha sforacchiato la mogliettina a coltellate! Veniva da una depressione post-infartuale! La nuora ha assistito alla scena per filo e per segno! I vicini! Una cosi’ brava persona! Ma via via non abbian tempo per ste bazzecole! Stanghiamoci Sancio! Il giornale e’ nato per informare i panciuti signorotti che conquistarono il globo! Quando i poveracci impararono a leggere inventarono i tabloid! Per disinformarli! Ecco l’origine degli sgorbietti dislessici! L’informazione! Ma guardalo…guardalo l’asiatico d’ufficio con che classe affonda l’indice su per la narice! Torna dalle profondita’ con un pegno! Un grumo solido placentato! Vediamo…vediamo…no…mica l’appallottola! Se lo tiene fra indice e pollice! Premuroso! Accorto! Rispettoso! Prendera’ a cincischiarci uscito dalla stazione…ma ecco che ci avviciniamo alle barriere…

..Il birro scruta lo sciame in un innuendo! Vede tutti non guarda nessuno! Abita appena fuori Londra in un complesso di architetture leggere, legni e mattoni stile Wright…ma su piu’ piani…e senza cascate…la mogliettina a casa lo aspetta per andare a dormire…il pargolo di sei mesi ancora fa le bizze la notte…la ginnastica di gruppo organizzata dal comune per i ventri in riassorbimento non serve, non serve a scacciare la clausura del parto della classe media…dimentichera’ i traccianti grigi dei volti sfreccianti a contatto con le lenzuola calde, lenzuola alla vaniglia…ma via! Via! Via Sancio! Che noi siam leggeri e dispersi come il vento che fuori avvolge il feto delle prossime olimpiadi!

Oltre il grugno diafano della stazione dormono i cantieri dello spirito decoubertiano! Sara’ un’altra Monaco? Un’altra Mosca? Un’altra Los Angeles? Gli slow motions dei muscoli in tensione i primi piani della gioia della sconfitta della pugnace sublimazione ah! Atttentati?! Mancate partecipazioni? Terrorismi di opposte civilizzazioni? Catastrofi nucleari che ci gongolano sul melone? Macche’! Mens sana in corpore sano! Amici, agonisticamente…si…ma nei cieli solari e marmorei di una costa greca! Tuniche, vini, filosofiche dissertazioni sulla traiettoria dei giavellotti! Ah! Come no! I greci sti barbari li conoscono solo per un paragrafo nei libri delle medie e per le banane che bisogna spendere per salvare il governo di Papandreu! Il titano Crono recise i genitali d’Urano scagliandoli in fondo al mare il sangue ed il seme si addensaron in forma di schiuma e galleggiaron fin nelle piagge di Cipro, ove Afrodite emerse dalle acque e dalla schiuma! Schiuma eri e schiuma ritornerai! Ma lasciamo questi millenni immobili Sancio! Siamo la belta’ rinnegata! Dead men dancing…

….Il cockney si stouretta in soliloqui bavosi! Indice e pollice a pistola…il pollice che digrigna in convulsioni…attende il 473 verso i cunicoli piu’ bui dell’East End… “Non t’azzardare a dirmi che devo rasarmi al mattino! Rasati tu con sta mano del cazzo troia! Non t’azzardare vecchia ciabatta! PUTTANA! CAGNA! I fagioli in salsa li ho comprati si! Si t’ho detto! Mostro tu e quel cesso di tua figlia! E lei che vuole…tutti sti stronzi…tutti sti stronzi in fila! Il 473! il 473! Ampf…sblup….nnnnngrash!” Il pollice che mai s’arresta! Continua a spingere il grilletto della sua colt immaginaria!

 Osserva! Osserva Sancio come Margerita raccoglie i petali avanzati al commercio del giorno! Di padre in figlia la baracca dei fiori! Un dono gentile per gli individui in affanno! Tulipani e rose per le mogli mestruate! Ciclamini per le nonne in menopausa! Mimose per le donne dimenticate, per la fecondazione di un corteggiamento! Ah! L’impollinazione degli spiriti d’alluminio! Le righe sugli zigomi incanalano il fumo della cicca che le pende all’angolo della labbra! Bluastre! Margerita! Vieni Sancio! In picchiata attorcigliamoci allo scheletro della baracca! Pieghiamo i ferri le plastiche  le carte le forbici il nastro, adesivo, Margherita, la paletta il raccoglitore la cicca i petali! Travolgiamo gli avanzi del giorno in un turbinio estatico! Guarda cosa puo’ fare l’amore Sancio! Dai! Intagliamo il ferro a suon di passi! Di libidine! Striscia l’alluce sull’asfalto! Cosi’! Raccogliamo tutto questo andare! Tutto questo venire! Il nostro tango e’ quell’istante che tutti sentono e nessuno conosce! L’Ovunque! L’Ognuno! Ecco lo stelo! Gira…sbracati! Scuoti il fagiolo! Destra! Sinistra! Ecco le spine! Ora il bocciolo Sancio! Volteggia volteggia volteggia! Arricciati! Riapriti! Sturbiniamoci! Stornadiamoci! Siamo un fuso impazzito! I sarti suicidi del ferro! Prende Forma! La baracca e’ una rosa! Siamo il centro d’un’implosione nucleare! Tutto s’assorbe nella danza! Nulla piu’esiste! E’ tutto nel nostro bocciolo d’acciaio! Bulli musicisti trammezzini, pargoli giornali, aristocratici bus malati di, mente, le olimpiadi  gli atleti dei secoli le nazioni le guerre, la pioggia il vento, il dolore di questo giugno liquido…

 …ora baciami…baciami prima che il viluppo sommerga i suoi creatori, ci assottiglieremo come bianche lamelle di seppia in questo drapp’oscuro…versami il mare negli occhi…versami il mare negli occhi…e’ persempre….

Jun 22, 20113 notes
#Londra #Stratford #Tango #lettere
Doctor Fukushima and Mr. Huntington: the ambiguous human art or writing history.

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Dear Sancho Governor of cheap Isle,

In 1984, the same date obtained by George Orwell inverting the last two ciphers of 1948, Paul Kennedy published “The rise and fall of the Great Powers”, forecasting the collapse of the United States’ Empire and the subsequent take over by the communist Big Brother.

He got it wrong. The weakened Russian bear was already gasping and the “perestroikan” tamer Gorbachev forced him to its last dance.

Scared not to have a philosophical overview to fiddle with, the West reacted producing robust and omni-comprehensive theoretical frameworks concerned with the destiny of human kind. We always want to know where we stand. It’s a human, biological weak spot.

 In 1992, with the book “The end of History and the last man” Francis Fukuyama predicted:

“What we may be witnessing is not just the end of the Cold War or the passing of a particular period of post-war history, but the end of history as such: that is, the end point of mankind’s ideological evolution and the universalization of Western liberal democracy as the final form of human government.”

 A hypothesis which derives from the Hegelian theory of the end of history under the entity of the Universal Spirit. The very same ghost that dwelled the dreams of Marxists and Nazis.

In 1996 Samuel P. Huntington produced another fascinating theory, the notorious “Clash of civilizations” scenario:

 “It is my hypothesis that the fundamental source of conflict in this new world will not be primarily ideological or primarily economic. The great divisions among humankind and the dominating source of conflict will be cultural. Nation states will remain the most powerful actors in world affairs, but the principal conflicts of global politics will occur between nations and groups of different civilizations. The clash of civilizations will dominate global politics. The fault lines between civilizations will be the battle lines of the future.”

The historical- anthropological research was accompanied by a tempting simplified map of the present world, with ten different colors to represent each of the thousand-year-old cultures, the competing protagonists of the future: the Western, including Europe, North America and Australia; the Orthodox, that is to say, the ex communist countries; Latin America, stretching up to Mexico and including Cuba, the survivor; the Islamic, swallowing up the northern half of Africa and the entire Middle East; The African, getting what remains of the continent; the Hindu and the Sinic, little indeed but bursting with acolytes; the Stray Dogs, eventually: the Buddhist, the Japanese and the “Lone” countries like Ethiopia, Indonesia and Israel.

You are never quite sure about the validity of these “absolute” mumbo-jumbos. Of their honesty, yes. But what about the suspicion that a stream of will, an infective imagination pervades these magnificent cathedrals of thoughts? The splendor of these buildings reeks of literature, of will, of Will to Power. In fact, we have to admit, both the “end of history” and the “clash of civilizations” are taking place. Every historic description is a historic proposition, it seems. 

Can anyone deny that the Arab Spring is the outcome of the “natural” drive towards democratic freedom as decent aquarium for human existence?  Can anyone deny that here in our neighborhood the Shakespearian ghost of “asiatification” is choking the barbeques’ flames of a special-related West, mooching sausage after sausage?

Perhaps the poor Kennedy wasn’t that wrong, after all. He just cocked up names and timing.

When URSS imploded China was busy with Tiananmen, ancestor of Tahir.

One year later Bush father decided that the Iraq’s invasion of Kuwait was unacceptable, and crashed the Baathist army of Saddam, which US had supplied with shiploads of nerve and mustard gas during the Iranian-Iraqi war. US had never forgiven Khomeini for the revolution that had dismantled the invention of a westernized Sha.

 The same process took place in Afghanistan, where the US fed the Islamic insurgents in order to weaken the Soviet colonialist project.  In 1996 Bill Clinton intervened to put out forever the Balkan sparkle. It worked. Few weeks ago Mladic, the Serbian butcher, got arrested, making way to the Serbian inclusion in the European Union. In 2001, amid the rubble of the Twin Towers, America found the lost address of a couple of old, nasty friends, Saddam and Osama Bin Laden.

Is this the way democracy kills history? At the moments history has only created two crippled social entities: Iraq and Afghanistan.

In the mean time China fleshed out its GDP at a pace of 10% per year, becoming, just a month ago, the second economy of the world after the American. At present Tiananmen is just a dream and China possess 900 billion of US’s public debt. The old Russian bear rose up on his feet again. The ONU resolution n 1973 with which NATO intervened to save the besieged city of Benghazi in Libya passed with the votes of France, Great Britain and United States and the abstention of China and Russia. The western powers share the Sinic and Orthodox silence for what concerns Bahrain and Syria. The very same silence welcomed last Obama’s speech about the Arab Spring. “Does America think that Arabs really care about what its president says?, was  a common answer.

Are we so sure that the democratic instances of Tunisia, Egypt, Libya, Syria, Yemen, and Bahrain will end up in democratic systems? Which shape will these different “civilizations” give to the spelling-book of democracy? If a democratic standard was to be met, would it mean any thing in terms of foreign policies?  Is democracy democratic outside its own boundaries?

There is an area in Huntington’s map where two different civilizations are so close to each other to be impossible to distinguish: Israel and Palestine. Here, more than half a century ago, Adolph Hitler involuntarily planted his black seed. Here the latest stage of the “rise and fall of the Great Powers” began. The spring is turning into summer and no end of history appears at the horizon.

Jun 16, 20119 notes
#Clash of civilizations #End of history #arab spring #rise and fall of the Great Powers #politi #Politica
L'amore, la prigione, la speranza. Una storia dalla rivoluzione siriana.

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Egregio Sancio Agitatore d’Isole,

“Per me la rivouzione e’ cominciata il 5 di Marzo, quando i servizi segreti hanno arrestato mio zio ed i miei due cugini, il primo di 13, il secondo di 18 anni. Hanno sfondato la porta, devastato la casa in cerca di prove, afferrato tutti i telefoni ed i computer. Poi hanno infilato i maschi della famiglia nella camionetta, alla volta del quartier generale. Quello stesso pomeriggio due poliziotti hanno fatto visita alla mia ragazza. Si trovava appena fuori il campus universitario. Inizialmente hanno solo posto qualche domanda, ma poi le hanno ordinato di andare a raccogliere le sue cose. Un’ora dopo si trovava anche lei in una stanza della stazione di polizia, con le mani legate ed una benda intorno agli occhi.

L’interrogatore ha cominciato domandando:

“Tuo padre di picchia di solito?”

“No, mio padre non mi ha mai picchiata.”

“Ecco perche’ non hai imparato le buone maniere. Ma a questo c’e’ rimedio”.

Cosi’ hanno preso a schiaffeggiarla, trascinandola da una parte all’altra della sala. Ha solo 19 anni”.

 Non v’e’ rabbia nelle parole di Omar. Il resoconto dei tragici istanti vissuti dai suoi familiari non e’ scosso da variazioni di tono, esitazioni, tormenti linguistici. Ha ordinato una coca, ma il ghiaccio si e’ ridotto a sottili trasparenze, e la cannuccia galleggia in superficie, pronta a scivolare sul tavolo. Ha 26 anni, vive a Londra da dieci, e porta avanti, come manager, un costoso ed importante progetto per una famosa compagnia di software. Fino a pochi mesi addietro la sua piu’ grande preoccupazione consisteva nel riuscire ad avvicinare Aleppo, la citta’ dove la sua fidanzata Hana vive e studia, a Londra. Lui ed Hana discutevano degli invitati, della torta, della cerimonia, dei vestiti. Ma il fuoco della rivoluzione e’ divampato nel frattempo in Siria, bruciando tutti i momenti che ornano la vita in tempo di pace. Il loro matrimonio dovra’ attendere.

 “Solo a notte fonda, quando hanno capito che non aveva nulla a che fare con “i terroristi”, se non per il fatto di avere partecipato alle manifestazioni pacifiche, gli “intervistatori” dei servizi segreti hanno deciso di rilasciarla. La stessa notte mi ha chiamato in lacrime.

 “Anche mio zio ed uno dei miei cugini, il tredicenne, sono stati rilasciati dopo poche ore.

Ahmed, il 18enne, ha invece dovuto affrontare una sorte diversa. Dalla stazione di polizia e’ stato condotto in prigione”.

 Da quando l’insurrezione contro il Presidente Bashar al-Assad ed il partito baathista e’ cominciata, sull’esempio di Tunisia, Egitto e Libia, le associazioni per la difesa dei diritti umani presenti in Siria hanno calcolato che oltre 10.000 persone sono state imprigionate ed almeno 1200 uccise dalle forze governative.  Le ultime notizie descrivono l’assedio della citta’ di Jisr al-Shogour, dove durante il fine settimana , secondo il governo, sono stati uccisi piu’ di 120 soldati durante un attacco guidato dai ribelli alla caserma locale.

Molti fra i 41.000 abitanti hanno deciso di abbandonare la citta’, dirigendosi principalmente verso il confine con la Turchia, dove il presidente Erdogan, a sua volta, ha deciso di schierare un cospicuo contingente per il pattugliamento del confine.

Solo oggi, Francia e Regno Unito hanno dato avvio ad una discussione in seno al consiglio di sicurezza dell’Onu. La speranza e’ quella di raggiungere un accordo e con esso la firma di una risoluzione, che, secondo il ministro degli esteri britannico Hague

“deve mostrare la stessa risoluzione nel supportare il cambiamento e lo sviluppo democratico mostrato in altre nazioni della stessa regione”.

 “Cio’ che mio cugino ha visto nella prigione di Aleppo e’ agghiacciante. Molti detenuti vengono legati al muro con delle catene, completamente nudi. Altri, quelli dai quali si spera di ottenere informazioni, vengono costretti al gioco della “gomma”.

La schiena del detenuto viene spinta in avanti fino a far toccare ginocchia e fronte. Cosi’ piegato, il prigioniero viene infilato attraverso il buco di una gomma da camion. Rimane incastrato cosi’ per ore, mentre l’interrogatorio continua a suon di percosse, calci e bastonate. Ha termine solo quando la sigaretta del capo, vicina al filtro, viene spenta sulla pelle nuda del detenuto. E’ durata un mese per mio cugino. Dico, in quella prigione. In seguito e’ stato trasferito a Damasco. Qui ha trascorso altri 20 giorni, in una cella 4 metri per 4, insieme ad altre 36 persone. Di notte una turnazione regolava il sonno. Non c’era abbastanza spazio perche’ utti potessero sdraiarsi. I 36 dovevano attingere 4 bottiglie d’acqua. Riempirle costava non poco. I carcerieri avevano ordine di applicare un altro “gioco”. L’incaricato per la cella del riempimento della bottiglia veniva seguito e manganellato durante tutto il corso dell’operazione: il tragitto in bagno, il flusso d’acqua dal rubinetto nella bottiglia, il ritorno. Nessuna facilitazione per per i bisogni piu’ basilari: 10 secondi per ogni detenuto. Chiaramente…in 10 secondi vai solo per il numero uno…non hai tempo per il numero 2…”

 Secondo Omar la rivoluzione non ha ancora raggiunto la massa critica necessaria per esplodere in tutta la sua virulenza e trascinare la quarantennale egemonia baathista fuori dalle stanze del potere. Il bastione di resistenza, Omar sostiene, e’ costituito dalle due citta’ principali, Damasco ed Aleppo. Qui le forze di sicurezza sopprimono con efferata efficienza le tensioni rivoluzionarie, trasmettendo onde di paura e circospezione per tutto il paese.

 “La Siria non e’ la Tunisia, o l’Egitto. Tantomeno la Libia. Raggiungeremo i nostri obiettivi alla nostra maniera, con i nostri tempi. Non vogliamo assolutamente un intervento Onu. Cio’ confermerebbe la tesi del presidente Assad, secondo il quale l’insurrezione non e’ nient’altro che un colpo di stato promosso ed appoggiato dall’occidente. Se una situazione critica dovesse presentarsi, come nel caso di Benghazi, in Libia, preferirei che l’intervento armato venisse condotto dal Consiglio dei Paesi Arabi, col supporto dell’Europa, se necessario.”

 “Cosa pensi allora del recente discorso di Obama sulla primavera araba?”,chiediamo.

 “Abbiamo visto Obama in azione con Mubarak, in Egitto. Ha atteso e scelto solo dopo essersi assicurato l’appoggio dell’esercito. Mi ha ricordato l’infanzia, quando davanti alle immagini del derby fra Inter e Milan si aspetta il primo gol per decidere la squadra da supportare. C’e’ ancora qualcuno nel sulla terra che pensa che al mondo arabo interessino davvero le affermazioni del presidente degli Stati Uniti?”

“Abbiamo bisogno solo di tempo e visibilita’. Facebook, Twitter e Youtube sono i primi strumenti della rivoluzione. I risultati arriveranno, con il tempo. Sara’ una terribile battaglia. Ricordiamoci che nei primi anni ’80 Bashar padre uccise a Hama almeno 20.000 persone in una ribellione non dissimile da quella attuale. Questo e’ un governo che non conosce rimorso.

 “Tornerei subito se potessi, se potessi essere sicuro di non venir arrestato appena sceso dall’aereo. Solo la settimana scorsa agenti dei servizi segreti si sono presentati a casa mia per chiedere di me, della mia salute e delle mie intenzioni di tornare. Hanno pregato mia madre di far loro sapere del mio ritorno, in modo che possano offrirmi protezione…”

 Omar ride, pensando alle gentili forme di protezione offerte in questi tempi dalla polizia siriana. Poi va via, deve scappare. A Londra si tengono incontri fra siriani che appoggiano la rivoluzione. Incontri che hanno luogo in residenze private, per un ristretto numero di persone. L’invito viaggia per sms, o facebook. Arriva con un’ora di preavviso.

 Quando si tuffa nel gorgo di Oxford street la cannuccia giace sul tavolo e la coca si avvicina pericolosamente all’orlo del bicchiere.

Jun 8, 201111 notes
#Londra #Rivoluzioni arabe #Siria #Tortura #po #Politica
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We’ve interviewed Omar, a young Syrian, who gives us an deep and meaningful insight on what the Syrian Revolution is: the horror of torture, the peculiarity of its path and of its possible success.

Jun 8, 20111 note
#Syria Revolution #Torture #Arab spring #London
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An extract from Nawal El Saadawi’s speech about the Egyptian Revolution, which we recorded on tuesday at the “Middle East and North Africa Conference”, held in Holborn, London. The revolution springs from the re-discovery of the Self, from Disconnection, from Creativity…education kills Creativity…kills revolution…

Jun 3, 20112 notes
#Arab Spring #Nawal El Saadawi #Revolution #Politica
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